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RECENSIONI
dell
'altro
risulta determinante per costituire un ordine simbolico in cui l’uomo
possa ritrovare, mediante l’ermeneutica, «un modello di razionalità che per
metta di recuperare l’esperienza e la forma in cui si traduce o si esprime attra
verso le sue mediazioni simboliche» (p. 101). E dunque solo in una dimensio
ne collettiva che possono essere messi in campo gli elementi simbolici in grado
di recuperare le identità individuali, che sono tali in quanto dotate di «radici
collettive» (p. 103). Nora M. Matamoros Franco
(La edaci de los hombres: (_'una
era cristiana?,
pp. 131-145) perviene alle stesse conclusioni partendo da un’a
nalisi della società greca eroica, la cui struttura sociale viene assimilata al «si
stema totemico» e contrapposta all’età degli uomini, legata invece alla visione
cristiana del mondo. E qui che emerge infatti la presenza di un Dio trascendente
che nel suo essere radicalmente diverso dagli uomini li accomuna recuperan
done l’alterità come relazione e non come contrapposizione. Mentre a partire
dal IV secolo d.C. il cristianesimo si afferma come adeguamento cristiano al si
stema eroico vigente, è solo con la modernità, e particolarmente con Vico, che
l’età degli uomini viene eretta a espressione di una società che supera l’indivi
dualità per una nuova coesione sociale.
Anche per Ruy E. Sànchez Rodriguez
(La alteridad corno eje explicativo del
proyecto viquiano,
pp. 233-242), l’alterità costituisce per Vico «la componente
ontologica che fonda l’esistenza umana e il mondo» (p. 241), venendo a coinci
dere con il divino nel suo realizzarsi; per questo l’uomo, nel porsi in relazione
con il proprio simile entra in dialogo con Dio. È una visione piena di sottesi re
ferenti, dallo spinozismo all’idealismo, ma che vuole affermare dichiaratamen
te la proposta vichiana del cristianesimo, per cui la fine della singola esistenza
è solo unmomento di un progetto divino che si ripropone nella molteplicità del
le esistenze in relazione. Cosa della quale l’uomo, attraverso la filosofia, deve es
sere pienamente consapevole. Così pure Carlos David Garda Mandila
(La deri
da nueva de Vico. De la metafisica al hombre,
pp. 83-87) riflette sul tema della
storia in Vico, che costituisce l’«essere sostanziale» dell’uomo, per cui l’essere
si identifica con l’uomo e la storia. Ecco perché la metafisica, varcando il con
fine del nulla rappresentato dai bestioni, procede dagli antichi teologi fino alla
«umanizzazione» dell’uomo. Si tratta tuttavia di un percorso di cui la
Scienza
nuova
costituisce solo un tramite, perché l’individuo è sempre esposto al peri
colo di riproporre il nulla delle origini: «c’è sempre nell’uomo la libertà di vin
cere o di perdere se stesso» (p. 87).
Maria del Carmen Rovira Gaspar
(La idea del derecho naturai en la Cienda
nueva de Giambattista Vico
, pp. 229-232) si sofferma sul tema del diritto natu
rale in Vico sottolineando il ruolo che la storia ha avuto in quella che definisce
una «costruzione mobile». Sarebbe stato pertinente mettere in campo i due ele
menti fondamentali dello
jus naturaleprius
e di quello
posterius
; comunque l’a
spetto interessante del contributo della Gaspar è di ricordarci quanto significa
tiva sia stata su Vico l’influenza della teologia spagnola della prima modernità:
non solo di Suarez, ben noto riferimento sul giovane Vico, ma anche di Franci
sco de Vitoria, autore di un commentario su Tommaso, in cui 0 diritto natura-